Internet delle Cose – Secondo Giuseppe Ranù

Immaginate che la vostra sveglia possa suonare prima in caso di traffico o che la pianta del vostro ufficio, prima di appassire, possa comunicare direttamente all’innaffiatoio che è il momento di innaffiarla e poi che le vostre scarpe da ginnastica siano in grado di trasmettere tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con i vostri amici lontani.
Questi fenomeni rientrano nell’Internet of Things: Internet si estende al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Tutte le cose assumono un ruolo attivo attraverso la rete e hanno qualcosa da raccontare.

Secondo un nuovo rapporto della GSMA, presentato al Mobile World Congress 2015, in Germania, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, il 25% dei cittadini ha già attivato nella propria casa un dispositivo intelligente dedicato all’efficienza energetica, alla sicurezza (23%), all’illuminazione (23%) e alla telemedicina (22%).

Abbiamo interpellato Giuseppe Ranù, giovane imprenditore, CEO & Founder di MITICA e titolare di Ranù Impianti.

Cos’è l’Internet delle Cose?

Un settore tecnologico che deve la sua espansione sullo scenario globale al fenomeno maker. Seppur sia stato coniato nel lontano 1999 da alcuni “visionari” ricercatori del MIT, il fenomeno della connessione globale degli oggetti sta prendendo maggiormente piede negli ultimi anni grazie ad una grandissima quantità di “smanettoni”, distribuiti in ogni angolo del globo, che si cimentano in accrocchi di ingegneria e di design. Tutto questo è stato possibile grazie ad un piccolo dispositivo tutto italiano, open source, di nome Arduino: una scheda hardware a basso costo che ha permesso di avvicinare al mondo dell’elettronica anche semplici neofiti e/o persone senza alcuna base di programmazione elettronica. Grazie a questa scheda, qualsiasi persona dotata di un minimo di manualità e ingegno si può cimentare nella realizzazione di dispositivi più svariati, connessi o meno alla rete.

[blockquote author=”Giuseppe Ranù”]Nel prossimo futuro potremo utilizzare il nostro smartphone come unico telecomando digitale per pilotare le cose che ci circondano.[/blockquote]

I campi di applicazione che maggiormente saranno interessati dall’IoT sono tutti quelli che riguardano la nostra vita e le nostre abitudini quotidiane, permettendoci di essere al centro di una vasta rete di oggetti, che sarà possibile gestire da remoto; come, ad esempio, uno scaldaletto smart di cui si parlava in un recente servizio delle Iene, programmabile a distanza per l’accensione ed il settaggio della temperatura, in modo da trovare il letto caldo e accogliente al nostro rientro a casa.

L’Internet delle Cose sta travolgendo anche il campo dell’impiantistica civile ed industriale, determinando evoluzioni tecnologiche sconcertanti. La domotica vede la sua espansione verso sistemi aperti ai quali sarà possibile collegare tutti gli elettrodomestici per pilotarli a distanza, come l’impianto di riscaldamento intelligente che varia la temperatura di casa in funzione dei parametri che imposteremo dallo smartphone e che, in previsione del nostro rientro a casa la sera, ci permetterà di trovare la vasca da bagno piena di acqua calda dopo una lunga giornata di lavoro. Non sarà un’assurdità trovare il caffè già pronto al mattino, preparato da una moka che si accenderà qualche minuto prima della sveglia o persiane e tapparelle smart che si apriranno al nostro risveglio.

Quali saranno i settori maggiormente interessati dall’Internet delle Cose?

Tutto ciò che riguarda la casa: arriveremo ad avere serrature a scansione digitale o a comando vocale o, meglio ancora, sistemi intelligenti che si interfacceranno ai nostri smartphone per confermare la nostra posizione e permetterci l’accesso.

In campo industriale avremo sistemi di monitoraggio integrati che ci mostreranno l’analisi in tempo reale dell’efficienza dei processi produttivi e adatteranno l’andamento in funzione dell’operatore con cui si interfacceranno.

Ritengo che anche il campo della moda, tra gli altri, subirà un grande influsso tecnologico: assisteremo alla nascita di vestiti che cambieranno colore in base al nostro umore e varieranno le loro caratteristiche in funzione delle condizioni climatiche. Non a caso già alcuni makers si stanno cimentando nell’IoT legato al settore dell’abbigliamento, come ad esempio la Fashion-Tech Specialist (come si definisce la stessa sul suo profilo facebook) Anouk Wipprecht, che ha presentato diversi concept che non sono passati affatto inosservati (è suo il vestito che indossava la cantante dei Black Eyed Peas alla presentazione del Super Bowl 2011).

Il periodo storico in cui ci troviamo è a tutti gli effetti la “Terza Rivoluzione Industriale” e nel prossimo decennio assisteremo alla più grande espansione tecnologica mai vista. Sta a noi decidere se essere degli spettatori di questo fenomeno o essere attori protagonisti e partecipare al cambiamento. D’altronde tutto ciò che possiamo immaginare, se ci sforziamo un po’, possiamo riuscire a realizzarlo.

Siete pronti al cambiamento?