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Il vinile vince la sfida del tempo. Boom di vendite nel 2015

Fino agli anni ’70 il disco in vinile, più propriamente LP o 33 giri , è stato il supporto più diffuso per la riproduzione di musica registrata. Un prodotto capace di fotografare un’epoca. Una rivoluzione culturale raccontata e rappresentata da grandi artisti capaci di amplificare, con la loro musica, gli anni del cambiamento. Un’incisività artistica tale da arrivare prepotentemente fino ai nostri giorni.
Non è solo la musica di quegli anni ad aver superato la sfida del tempo; sembra che anche il 33 giri sia riuscito ad arrivare immutato nelle mani della generazione dei Millennials. Le ricerche sul mercato rivelano infatti che nel 2015 nel Regno Unito si sono venduti 2,1 milioni di vinili, mentre negli Stati Uniti 11,9 milioni.

I dati resi noti dalla Nielsen, nel Music Report del 2015, confermano una diminuzione di vendite di cd e di album digitali, rispettivamente del 10,8% e del 2,9%. Le vendite dei dischi in vinile, invece, sono aumentate quasi del 30%, con il rock che occupa il 68% del totale. Successo ritrovato, quindi, anche per i vecchi negozi di dischi e per le aziende che producono apparecchi di riproduzione musicale.

L’azienda britannica leader per la produzione di jukebox, la Sound Leisure, ha deciso di omaggiare questa riscopertajukebox tendenza rilasciando sul mercato, per la prima volta dopo più di vent’anni, un nuovo modello di jukebox a vinili, presentato alla fine di febbraio ed effettivamente in vendita quest’estate.

Molti artisti contemporanei hanno deciso di cavalcare l’onda pubblicando dei propri dischi anche la versione in vinile.
Il ritorno al vinile ha, però, portato alla luce un problema legato alla produzione: molti dei vecchi impianti sono ormai dismessi, di quelli restanti (40, di cui 20 solo negli Stati Uniti, ndr) i macchinari sono di vecchia generazione e il processo artigianale richiede una notevole quantità di tempo per essere completato.

Nonostante ciò, l’unica azienda sopravvissuta in Italia  stampa circa cinquemila vinili al giorno, mentre soltanto pochi anni fa le stampe ammontavano quotidianamente a mille/duemila pezzi. Si tratta della Phono Press di Settala (MI), che utilizza cinque presse automatiche, chiaramente datate, ma non per questo inefficienti. L’abilità dell’azienda è stata nel saper rinnovare un prodotto storico, concentrandosi non soltanto nella stampa di nuovi LP, ma nella riparazione dei vecchi dischi in vinile e nella realizzazione di alcuni effetti sonori particolari che possono essere aggiunti e caratterizzare i brani realizzati oggi.

L’esperienza della Phono Press dimostra come, dinanzi ad una domanda in continua crescita, le aziende stiano provando ad adattarsi a questa ritrovata tendenza che – secondo MusicWatch, società di ricerca americana sui consumi – coinvolge soprattutto i giovani con meno di 35 anni (esattamente il 54% degli acquirenti dei vinili). Un dato spiazzante, che fotografa tra gli estimatori del vinile non solo una generazione di nostalgici con un’avversione per il digitale, ma giovani alle prese con la scoperta di effetti sonori sconosciuti e supporti musicali anacronistici, ma non per questo meno affascinanti.

La tendenza di combinare l’analogico al digitale si concretizza oggi in sala di registrazione con l’aggiunta dell’effetto fruscio o graffiato tipico dell’LP. La personalità vintage del suono ed il taglio musicale dirty, si mescolano ai brani contemporanei, sporcati in qualche modo nella pulizia della riproduzione digitale. L’imperfezione di una puntina saltata, un analogico rumore di fondo che sembra evocare un mondo ormai lontano nel tempo, viene convogliato e riproposto attraverso l’estetica, l’odore, il packaging da collezione del disco vinile, che con le sue imperfezioni sonore si ritaglia un posto nella storia della musica. Ma soprattutto un posto nella memoria che sembra non volerci abbandonare.

Fonti: repubblica.it, insidemarketing.it, nielsen report