Non è il momento del futuro, ma del passato

Alt! Siamo fuori strada. Stiamo costruendo un futuro pessimo per noi e per i nostri figli. Più passa il tempo e più mi accorgo di quanto la nostra traiettoria evolutiva sia pericolosamente indirizzata ad un declino culturale.

Durante la crisi sanitaria più estesa e severa nella storia dell’uomo, siamo riusciti, finalmente, ad inquadrare meglio di come avremmo potuto fare se non fosse successo niente, la nostra condizione. Ciò che è emerso è un quadro che lascia poco spazio alla sorpresa di una “libertà” ritrovata.

La libertà. Appunto. Ma di cosa siamo stati prigionieri in questi 12 mesi di lockdown singhiozzato? La libertà di stare all’aperto, la libertà di frequentare i nostri cari, la libertà di festeggiare…

La realtà è che ci siamo accorti di essere schiavi di qualcos’altro e per questo abbiamo sofferto in maniera irragionevole. Non era la mancanza dell’aria, degli amici, degli amori o dei cocktail ad allargare il nostro vuoto ma la consapevolezza di ciò che ci eravamo lasciati alle spalle. Una vita di copia e incolla, di falsi miti, di promesse mai mantenute.

Il reddito di cittadinanza, la tomba della passione. L’ostinata ricerca del benessere economico, perché Instragram ci ha dato un modello di esistenza e dovevamo seguirlo a tutti i costi.

Certo la pandemia è stata un vero e proprio cataclisma ma abbiamo avuto la possibilità di riflettere. Tanto e finalmente. È senza dubbio uno dei pochi aspetti positivi che ci ha lasciato in dote, non trovate?

Mai come in questo momento abbiamo bisogno della nostra Storia. Mai come in questo momento abbiamo capito che forse è apprendere uno dei motivi per i quali siamo in vita. Poggiare lo smartphone e ritrovare la manualità, l’artigianalità delle cose. Il tatto, la meraviglia dei materiali, l’olfatto, le sfumature di profumi che forse non riuscivamo più a sentire, la vista, la natura che richiamava attenzione.

Ecco, forse, è arrivato il momento anche nel business di ritrovare la passione, la curiosità e l’ingegno. Ho un osservatorio privilegiato lavorando nel digital e posso raccontarvi di tanti clienti che queste doti non le hanno mai perse, anzi, le hanno acuite. Sono loro che avranno successo, sono loro che guideranno la ripartenza e sono sempre loro che emergeranno dalla linearità della globalizzazione selvaggia.

Venite a prenderci cinesi, venite a prenderci brand. Noi siamo l’Italia e questo è un grido di risveglio al nostro DNA. Spegnete i telefoni. Accartocciate i poster (se ancora sono in uso) e smettete di seguire idoli vuoti. Tornate ad osservare la vibrazione di una corda di chitarra, il rombo di un motore appena costruito, ad osservare l’impasto che lievita nel forno e a guardare le meravigliose imperfezioni di un sarto alle prese con la sue materie prime.

Torniamo italiani.