Abbiamo già parlato di quanto il dibattito sulla disinformazione abbia subito un’accelerazione negli ultimi anni e il ruolo che i social media hanno giocato in questo scenario. Ora proprio i giganti del mondo social, come Meta, TikTok, Google e Twitter, corrono ai ripari per conformarsi alle nuove leggi europee in materia di disinformazione.
Leggi Europee: non c’è più scampo per le fake news

Il Financial Times riporta, infatti, che tutti i colossi dell’universo social, e non solo, stanno pianificando di firmare il nuovo aggiornamento delle leggi europee sulla diffusione di fake news e della propaganda, che richiede nuovi strumenti per contrastarle. Le piattaforme, quindi, saranno costrette a rivelare come agiscono davanti ad account e inserzioni che diffondono notizie infondate. Ma non solo, perché dovranno anche sviluppare strumenti in grado di verificare il grado di veridicità di quanto detto nei propri spazi di discussione online. In più, ci sarebbero conseguenze per chi non agisce in modo opportuno. Insomma, per chi gestisce i social media non c’è più scampo quando si tratta di fake news. Ma è tutto oro quel che luccica?
Lotta alla disinformazione o censura?
Se a primo impatto questa può apparire come una notizia positiva, l’altro lato della medaglia nasconde non poche insidie. Sì, perché l’adeguamento alle nuove leggi europee implica affidarsi a corpi governativi in grado di decidere e distinguere cosa sia disinformazione e cosa no. E se questo può essere apparentemente più facile in Paesi in cui la democrazia è un caposaldo, non lo è altrettanto in altri Paesi dove la deriva autoritaria è dietro l’angolo. In questi casi, al contrario, si rischia che le nuove leggi europee siano usate per sopprimere il dissenso popolare. La soluzione migliore? Probabilmente, creare corpi regolatori indipendenti da quelli governativi. Altrimenti, i rischi che la censura comporterebbe sarebbero pericolosi tanto quanto quelli della disinformazione.